Leggere #73 – Skandalon ovvero un cerchio che si chiude

Lo ammetto: la prima volta che vidi Skandalon, regalo di un amico, ci rimasi abbastanza male. La copertina mi sembrava la rappresentazione di uno di quei vasi greci a figure rosse, molto belli eh, ma ormai legati al ricordo di quell’assistente non troppo carina che mi ritrovai davanti all’esame di storia dell’Arte greco – romana e che ovviamente mi chiese l’unica cosa che non sapevo mandando in fumo le mie grandi aspirazioni che consistevano nel volere un voto esagerato per far colpo sul ragazzo carino che era in corso con me (e che ovviamente mi passava davanti senza neanche vedermi).skandalonmaroh

Con le peggiori aspettative, quindi, mi sono ritrovata a leggere una graphic novel che al contrario non mi aspettavo proprio di trovare così interessante. La sua lettura, poi, cade proprio a quasi un anno di distanza dall’arrivo in Italia di Il Blu è un Colore Caldo, un volume che conquistava per la bellissima e tenerissima storia ma che deludeva un poco, diciamocelo, per il tratto, molto insicuro e decisamente disordinato. Sin dalle prime tavole di Julie Maroh in Skandalon, invece, ci si accorge di come lo stile della disegnatrice sia assolutamente migliorato: qui le sfumature rendono perfettamente lo stato d’animo di una rockstar sull’orlo di una crisi di nervi e la storia di Tazane, se pur ricca di stereotipi, è delineata perfettamente tanto da concludersi come il cosiddetto karma desidererebbe.

Droga, sesso e rock’n’roll sono elementi indispensabili nella vita di un giovane che con il desiderio di raccontare la propria vita sotto forma di musica si ritroverà ad essere sopraffatto dalla notorietà, dal desiderio incontrollato (e inconsapevole) di esagerare per essere sempre al centro dell’attenzione e dell’opinione pubblica. Nulla di nuovo, commenterete, eppure il ritmo della narrazione è perfetto, le sue pause danno al lettore il tempo di prendere un respiro profondo prima di vedere Tazane cadere nell’abisso della disperazione arrivando poi a un punto di non ritorno che nessuno può biasimare.

Un cerchio che si chiude, un filo logico che la disegnatrice tenta di spiegare nelle ultime pagine facendo riferimenti a miti antichi, a mali del mondo, a come gli uomini cercavano la pace e la prima legge fu un divieto. E così, a lettura terminata, mi ritrovo soddisfatta di ogni follia da riflettore. Anche perché nonostante i vasi greci a figure rosse, nell’esame di storia dell’arte greco – romana presi un dignitoso ventisei e il ragazzo, per la cronaca, non lo conquistai ma scoprii poco tempo dopo che tanto era bello quanto era ignorante (nel senso che ignorava proprio cosa fosse l’educazione).

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