Leggendo #71 – Essere Alla Deriva non è mai stato così Bello

Una cosa è certa e se non l’avete ancora capita abbiamo un problema: sono follemente, disperatamente, terribilmente, immensamente innamorata dei Viaggi e di tutto ciò che li circonda, ne consegue e ne nasce. E se sono riuscita a trovare il senso di un viaggio in Prendila Così, immaginate cosa sono riuscita a fare con Alla Deriva, la meravigliosa e dolcissima graphic novel di Bryan Lee O’Malley (ve lo ricordate Scott Pilgrim vs the world, no?).

Ho letto tante recensioni negative, ho letto di “opera adolescenziale per adolescenti depressi”, ho letto di “bei disegni ma la storia fa pena”. Beh, a me Alla Deriva ha aperto un mondo, ha rasserenato il cuore come da tanto un libro non faceva e mi ha fatto ripensare a tutte quelle cose che sono cambiate mentre stavo nella mia Irlanda, a come, volenti o nolenti, certe destini non li scegliamo noi ma ce li possiamo caricare sulle spalle per migliorare, per crescere ancora e ancora e ancora e non fermarsi mai.

Il viaggio di Dave, Ian, Steph e Raleigh è solo parzialmente fisico e lo possiamo ben intuire da come riescono a perdersi continuamente, da come decidono spesso di fermarsi a mangiare qualcosa, come se fossero i loro stessi corpi a richiamarli, a far notar loro che forse c’è quel qualcosa in più che si stanno perdendo. La prova? La loro unione nel momento in cui decidono di cercare l’anima dell’ultima arrivata, un’anima nascosta nel corpo di un gatto che ovviamente è un qualcosa di assurdamente improbabile.
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Eppure loro ci credono, uniscono le forze, lasciano la loro stanza per addentrarsi nel buio, in ciò che non conoscono, per comprendere poi che l’anima di Releigh, semplicemente, è sempre stata lì dov’era, nascosta dalle paure e dalla solitudine che l’addio di un’amica (e quello di un Ragazzo) possono provocare. E se lei continua imperterrita a pensare a una perdita, la sua è semplicemente paura di affrontare ancora quegli ultimi chilometri che la separano da casa, capire che forse Stillmal, Lui, è da lasciare nel proprio cuore ma non nel suo centro, assolutamente: Stillman lo deve portare in un angolino, tenerlo lì, in ricordo di tutte le cose belle ma il centro del cuore, la parte più importante, Releigh la deve lasciare a tutto ciò che deve ancora accadere, a ciò che potrà cambiare e sbarcare nella sua vita.

E non smetterò mai di chiedermi se ti rivedrò, o magari me lo chiederò per sei giorni, o per otto mesi, o per cinque anni, o per il resto della mia orribile, fantastica vita. E mi capiteranno altre cose, cose che saranno meravigliose e adorabili e traumatiche tanto quanto lo sei stato tu e non te ne racconterò nessuna. Forse. Talvolta mi sforzo di non pensare a un futuro slegato dalle cose, e talvolta invece mi lascio andare e lo faccio, perché potrebbe farmi bene.

E Alla deriva fa più che bene. Ti scuote, ti teletrasporta in una macchina in viaggio verso il Nord,  ti chiede dove sei e cosa stai facendo e se è davvero ciò che vorresti in quel momento. Credo fosse dai tempi di Blankets di Craig Thompson che non leggevo qualcosa di così tenero, di così intimo, di così semplice, forse, ma che nasconde tanti di quei piccoli segreti che sanno smuovere qualsiasi animo o, per lo meno, quelli più sensibili.IMG_5344[1]

E potrei parlare di Alla deriva per ore perché mi ha colmato il cuore come pochissime graphic novel han saputo fare ma forse è meglio fermarsi qui. Ognuno ha i suoi viaggi e chiunque ne abbia fatto uno si ritroverà ad amare la prima graphic novel di Bryan Lee O’Malley senza paura, solo con tanta voglia di ripartire per ritrovare, ancora una volta, se stesso. Magari cambiato, magari cresciuto.

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4 thoughts on “Leggendo #71 – Essere Alla Deriva non è mai stato così Bello

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