Leggendo #70 – Prendila così (tanto andrà male)

Prendila così è un viaggio.
E mi viene da dirlo così, sui due piedi, perché mentre lo leggevo mi sentivo in costante movimento, presa da quelle poche pagine che Joan Didion ha reso così perfette ed essenziali tanto che a fine lettura ci si sente quasi amareggiati, proprio come alla fine di un viaggio, quando ci si rende conto che si vorrebbe subito ripartire perché tutto è passato troppo velocemente.

E viaggiare con Maria, o meglio, Mar – ai – a, è bello perché io me la immaginavo proprio per l’autostrada, finestrino abbassato e vento fra i capelli, la mano fuori ad accarezzare l’aria e una canzone di sottofondo mentre le altre macchine sorpassano la sua. Perché secondo me, Maria, non è una di quelle che premono sull’acceleratore per arrivare prima: mettono la quinta ma poi rimangono a una velocità costante, per ammirare il paesaggio, per osservare il deserto, per non lasciarsi scappare nulla, per tenere stretto il volante tra le mani, neanche fosse l’ancora di salvezza in una vita fatta di delusioni e incertezze. Perché guidare per l’autostrada è il suo momento, l’unico in cui può essere se stessa, l’unico in cui non ha nulla da nascondere.

E soffrire con Maria, diciamocelo, diventa così naturale. I capitoli brevi, le frasi brevi, le parole brevi riempiono il lettore di parole nuove, frasi nuove e capitoli nuovi che lasciano intravedere fra le righe ciò che Maria non riesce a raccontare ma soprattutto a raccontarsi, ciò che Maria vorrebbe dire ma non può, ciò che Maria vorrebbe cullare ma dovrà, invece, abbandonare.

Mi sforzo di vivere nel presente e di tenere lo sguardo fisso sul colibrì. Non vedo nessuno di quelli che conoscevo un tempo, ma del resto me ne importa pochissimo di un sacco di persone. Voglio dire, forse avevo tutti gli assi nella manica, ma a che gioco giocavo?

Una cosa che mi fa spesso arrabbiare è che oggi definire matta una persona è tanto facile quanto istintivo. Tutti son pazzi, tutti prendono psicofarmaci, tutti vanno dallo psicologo. Forse, semplicemente, abbiamo più bisogno di stare soli, di conoscerci, di capirci, di rispettare noi stessi e, soprattutto, chi ci troviamo davanti. E Maria, non so, mi ha fatto tanto pensare a queste cose perché lei ha trovato e toccato il nulla ma proprio perché ha vissuto uno dei peggior drammi che una donna può provare nella propria vita. Ed è solo dopo un trauma simile che ci si trova davanti a un bivio: risollevarsi o restare in fondo al burrone; ritrovarsi o perdersi totalmente. Perché poi, si sa, se non si è capaci di stare sui propri piedi come si può costruire qualcosa con un’altra persona?

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10 thoughts on “Leggendo #70 – Prendila così (tanto andrà male)

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