Leggendo #68 – Dell’Amore e di altri Demoni (o semplicemente paranoie)

Che cosa sia esattamente l’amore credo che nessuno l’abbia ancora capito. Che poi, la maestra alle elementari lo diceva sempre, non si inizia mai una frase con il che ma in certe occasioni è alquanto necessario per far capire agli altri che, insomma, ci si è pensato sopra abbastanza eppure nessuna epifania è riuscita ad illuminare il buio e turbolento percorso che, in quest’occasione, Dell’Amore e di altri Demoni è riuscito a creare. Perché il mio primo Gabriel García Márquez è stato come ascoltare Love will tear us apart dei Joy Division per un’intera settimana, pensando che effettivamente sì, l’amore sarà anche bello, ma quando finisce, quando non è corrisposto, quando non è equilibrato, quando è un ricordo che non se ne vuole andare, quando fa più male di una caduta dal dodicesimo piano, ecco, allora sì che ci si chiede il motivo per cui debba esistere ed essere così forte e profondo e maledettamente insistente.

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Che poi (sì, sempre con il che: Márquez mi ha scombussolato); che poi, dicevo, ce ne sono tanti e di infiniti di tipi di Amore. C’è quello che non ti fa dormire la notte e quello che, al contrario, ti fa dormire eccome; c’è quello che di giorno ti assilla e quello fugace che finché c’è tanto meglio e che quando se ne andrà pace all’anima sua; c’è quello dei genitori, così immenso e incondizionato, e quello per i genitori che a volte si capisce solo quando si è troppo grandi per dirlo; c’è quello per la religione, per molti inspiegabile e fin troppo astratto, e quello passionale che una volta finito tutto non rimane che un lenzuolo spiegazzato; c’è quello che sa solo spiegarsi con i fatti e poi le parole non arrivano mai e quello romantico che sa essere dolce e deve riuscire a non risultare banale. Si potrebbe andare avanti all’infinito perché mai e poi mai si troverebbe la definizione ufficiale, quella che spiegherebbe in poche parole cosa è questo benedetto cuore che batte all’impazzata e fuori controllo.

Leggere Dell’Amore e di altri Demoni è stato come fluttuare nell’aria e vedere dall’alto tutto questo, tutto quello che è così scontato eppure terribilmente nascosto in ognuno di noi, tutto ciò che è amore e tutto ciò che non lo è. Perché Gabriel García Márquez non ha paura di raccontare tutte le sfumature e tutti i dettagli di un animo vivo, perché anche lui sa che l’amore è bello ma che spesso si impossessa delle persone come un demone, come uno spirito maligno pronto a portare in superficie tutti i lati peggiori di una persona.

Nessun pazzo è pazzo se ci si adatta alle sue ragioni.

Chi fosse davvero Sierva Maria nessuno lo potrà mai sapere. Posseduta o malata di rabbia, l’unica certezza è che Gabriel García Márquez ha raccontato un concentrato di vita, un opporsi di stati d’animo ed emozioni destinati a non restare nascosti sotto la pelle ma ad esplodere senza paura, come un inno alla sincerità, alla voglia di esprimere ogni piccolo pensiero in modo impulsivo e spontaneo. Un giovane Gabriel García Márquez, allora alle prime armi nei panni di un cronista, si è ispirato al ritrovamento di un cadavere per raccontare quello che può essere un racconto lungo fatto da saliscendi emozionali, da elogi alla vita e a quell’amore che insomma, a me proprio mi ha fregato, ma che continua ad essere uno di quei grandi misteri che l’uomo non si potrà mai spiegare.

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10 thoughts on “Leggendo #68 – Dell’Amore e di altri Demoni (o semplicemente paranoie)

  1. “Ciò che ci lega a certe persone noi lo chiamiamo amore soltanto in riferimento a un modo collettivo di veder le cose, di cui i libri o le leggende sono responsabili. Ma dell’amore io non conosce che questo miscuglio di desiderio, di tenerezza o di intelligenza che mi vincola a una determinata persona, e il modo in cui esso è fatto non è uguale a quello di un altro”.
    (Albert Camus)

  2. Che poi, questo Márquez, non so, lui sì che aveva capito tutto, che ogni libro che leggi poi lo chiudi e dici proprio “questo Márquez sì che aveva capito tutto”, Márquez è un po’ l’amico che ci vorrebbe in ogni occasione. Leggete Márquez, leggete Márquez!
    (Che poi, giusto l’altro giorno mi dicevo che il prossimo da leggere sarà un Márquez, penso “Il generale e il suo labirinto”, ma anche questo mi ispira, chissà).

    • Allora direi che sono proprio fortunata perché questo era il mio primo Márquez quindi avrò ancora un sacco di libri – amici da leggere! E sì, questo dovresti proprio, a me ha preso tanto e soprattutto è stato un trampolino dal quale lanciarmi e prendere ispirazione per milioni di pensieri che disordinati nella mia mente si sono a piano a piano sistemati.. E che tu parli sempre iniziando con i che mi piace proprio 🙂

      • Che strano, tutti partono sempre con “Cent’anni di solitudine” per conoscere Márquez, ma forse hai fatto bene tu, meglio non partire subito con uno dei massimi, o forse hai scelto a caso, o forse per il titolo, ma hai fatto comunque bene. Ché di Márquez me ne mancano moltissimi anche a me ancora da leggere, ma quelli letti li ricordo davvero con piacere, come “L’autunno del patriarca”, un libro da abbracciare tanto pare un amico. 🙂

      • Ebbene sì, è stato proprio il titolo a prendermi e la scelta che faccio sempre ( con qualsiasi nuovo scrittore ) di non partire mai dal libro più noto, soprattutto se la bibliografia è immensa tanto quella di Márquez. In ogni caso credo che il prossimo suo sarà L’amore ai tempi del colera, giusto per restare in tema insomma 😉

  3. L’amore ai tempi del colera è semplicemente la storia d’amore più bella che io abbia mai letto….così, giusto per farti venire un po’ di voglia in più! Dopo mi saprai dire se esagero!

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