Il Ritorno (solo per chi è già pronto a ripartire)

È cosa nota e universalmente riconosciuta che quando si torna da un viaggio non si è mai gli stessi di quando si è partiti.

Lo dicono, loro, che questa cosa del tornare è completamente assurda e totalmente paranoica. Che uno sa cosa lascia ma non sa mai cosa trova. Che uno può fare chilometri in giro per il mondo per poi tornare e trovare tutto come prima, a volte con qualche piccola differenza, a volte con solo tanta voglia di vedere tutto con occhi diversi pur sapendo che molto, invece, non è cambiato di una sola virgola.

Io è da quasi ventiquattr’ore che cerco di esprimere tutto ciò che ha significato per me rientrare a casa dopo tre mesi dispersa per spiagge battute dal vento e da porti con sfumature d’azzurro celestiali. E dopo ventiquattr’ore, ancora, non sono riuscita a capire come sia stato rientrare nella mia casa d’infanzia, dopo novanta giorni che per molti possono essere un nulla ma che per me, piccola avventuriera con le radici più forti che qualsiasi persona possa immaginare, son state dodici settimane piene di immense sensazioni e assurdi capogiri emozionali.2014-08-04 12.05.34-1

In tre mesi ho trovato posti che mi sento tuttora di chiamare casa. In tre mesi ho cercato posti del cuore dove nascondere tutte le mie paure e tutte le mie angosce per ricavarne gioia e attimi di assoluta felicità. In tre mesi, soprattutto, ho dovuto rivedere tutti i miei piani, rivalutare persone, convincermi a tenere alta la testa, a dimostrarmi coraggiosa per non spaventare quella famiglia lontana che mai come in tutta la mia vita è riuscita a sostenermi e a raccontarmi quanto fosse fiera di me.

Perché, effettivamente, il mio breve tornare non è stato un tuffo nel passato. Qui tutto è nuovo. Le persone che conosco sono andate avanti senza di me, si sono legate e slegate a modo loro, si sono create situazioni che io potevo solo immaginare e che ora sono realtà. Vecchie e nuove conoscenze si sono incuriosite su ciò che stavo vivendo, cercando di scavare nel profondo del mio animo alla ricerca di non so quale assurdo significato della vita. Perché chi resta vorrebbe capire il segreto del partire in solitudine ma nessuno è mai stato davvero capace di descriverlo: bisogna solo provarlo.

La morale della favola? Sì, quando si torna si è diversi perché nulla, nulla, può rimanere indifferente a ciò che il mondo ti può regalare quando decidi di percorrere le sue vie. Nulla, nemmeno un cuore abbandonato al proprio destino senza troppe remore e preoccupazioni. Anzi, soprattutto un cuore così, che torna ma solo sapendo che poi ripartirà: perché in ogni caso, qui, è tutto così assurdamente diverso, estremamente diverso.

Ed è come guidare la notte lungo la via di campagna che si ha sempre percorso e ritrovarsi a cercare segni del passato che i mesi hanno cancellato e demolito.

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4 thoughts on “Il Ritorno (solo per chi è già pronto a ripartire)

  1. Quando tornavo a casa, dopo una lunga assenza, mi pareva di trovare tutto più ovattato. Familiare,si. Ma rimesso a nuovo. Gli oggetti, i luoghi, le persone, le riconoscevo, ma era come se provenissero da un altro tempo. Ancora adesso mi chiedo se i luoghi dove sono stato esistano veramente o facciano parte del sogno.

    Beh, comunque ben tornata Nellie. E complimenti. ce l’hai fatta! roberto

    • Grazie mille Roberto, è una felicità immensa nonostante tutti gli ostacoli. Settimana prossima tornerò ancora, in Irlanda, ma per poco perché sono pronta a rimboccare le maniche qui, nel mio paese.

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