Leggendo #61 – L’ultima estate al Bagno Delfino (o Azzurra)

Ci sono certi libri che capitano al momento giusto, con le parole migliori e le conseguenze perfette. A volte è un caso, una semplice questione di fortuna, mentre altre volte è quasi una sorta di sesto senso che prende il lettore e lo convince a tentare quella via, come se qualcosa fra le parole di copertina, o addirittura nel titolo, riuscissero a captare quella necessità momentanea di cui chi legge nemmeno se lo immagina. Con L’ultima estate al Bagno Delfino di Claudio Panzavolta è successo che mi ritrovavo a leggere E la chiamano estate delle sorelle Mariko e Jillian Tamaki e improvvisamente la mente è tornata a quelle mie estati infantili e pre – adolescenziali in quel piccolo paese alle porte di Cesenatico dove ogni anno i miei genitori mi portavano in vacanza. La villeggiatura, quel fenomeno tipico degli anni Novanta, è tornato a galla come un biglietto ritrovato in fondo a un cassetto e riaprirlo, mannaggia a lui, è stato un tonfo al cuore, di quelli dolci ma estremamente pestiferi perché ti puniscono per aver cercato di dimenticare. E fu così, persa nelle mie estati, che decisi di leggere, finalmente, quel libro edito da ISBN Edizioni che da tanto avevo in wish list e che forse, proprio in quel preciso istante, era arrivato il momento di affrontare.

Allora ho avvertito una fitta di nostalgia. Mi è mancata ogni cosa, anche se non saprei dire bene cosa. Mi mancava tutto, e basta.

E se ancora non l’aveste capito, questa lunga premessa è semplicemente una scusa per farvi capire che parlare in modo oggettivo de L’ultima estate al Bagno Delfino è particolarmente difficile se non addirittura impensabile. Forse molti non capiranno ma l’estate degli anni Novanta sulla riviera romagnola era un’attesa lunga nove mesi di scuola, una gravidanza che portava al parto di quindici giorni fuori dal mondo, in una pensione a due passi dal mare dove ogni anno si rincontravano gli stessi amici, gli stessi proprietari, le stesse onde, la stessa spiaggia e, soprattutto, lo stesso Bagno. Che poi me lo sono sempre chiesta perché si chiama Bagno, parola che al primo impatto non fa certo pensare a quella passerella dove tutti, ammassandosi, cercano di camminare nelle ore più calde della giornata per evitare quella sabbia bollente non protetta dagli ombrelloni.

Claudio Panzavolta ha saputo racchiudere in soli nove capitoli tutte le sfumature di quelle estati fra amici, delle vite di Monica, Michael, Danielino, Corrado; di come tutto è destinato a cambiare crescendo, di come viaggiare sia sempre la soluzione a tutti i problemi, di come ogni piccolo gesto e ogni piccolo profumo sia una fonte inestimabile di ricordi e di memorie, come quella piccola madeleine tanto amata da Proust. Perché leggere L’ultima estate al Bagno Delfino è come tuffarsi nell’acqua fredda dopo un’ora passata sotto il sole, come risvegliarsi improvvisamente e capire che siamo dove siamo grazie a ciò che ci è stato dato, grazie anche a quelle vacanze che i genitori pagavano con tanti sacrifici solo per vederci felici.

Ma non possiamo scappare, e per ora dobbiamo accontentarci di questo pezzetto di libertà. Siamo fuori dal tempo, cullati dalla corrente e protetti da un mare che dorme, sotto di noi, calmo e scuro. I nostri sorrisi brillano nella notte, come fuochi.

Ed è proprio per questo che diventa difficile recensire in modo razionale il lavoro di Claudio Panzavolta. Per chi ha vissuto l’estate romagnola, per chi amava la sensazione di camminare nel baretto del Bagno con la sabbia fra le dita che pungeva ma che si fingeva di non sentire per la voglia di mangiare quel gelato fresco che avrebbe cambiato il corso della giornata, per chi correva dalla battigia fino alle docce per togliersi presto quella sensazione assurda che il sale del mare provocava sulla propria pelle, per chi si arrabbiava quando i genitori volevano fare il “riposino” dopo pranzo e allontanavano così l’arrivo in spiaggia sapendo che i propri amici, al contrario, erano già là a giocare e a fotografarsi con la macchinetta usa e getta. Per chi ha vissuto tutto questo, e quasi se lo stava per dimenticare, L’ultima estate al Bagno Delfino è una secchiata d’acqua fresca, un tuffo nel passato che profuma di crema solare, quella che la mamma ad ogni costo ti voleva spalmare sulla schiena nonostante il quindicesimo giorno di fila in spiaggia sotto il sole.

E poi i tramonti, le prime cotte, i primi batticuori di cui Claudio Panzavolta non rinuncia a raccontare, e i primi baci scambiati di notte fra gli ombrelloni chiusi e le sdraio aperte di nascosto. Ne L’ultima estate al Bagno Delfino c’è quanto basta per chiedersi come sarebbe, ora, tornare in quel posto magico che racchiude così tanti ricordi leggeri e profumati. Trovare tutto come prima verrebbe interpretato come una mancanza di evoluzione? E trovare tutto cambiato sarebbe come una lama puntata dritta al cuore? L’unica cosa certa è che se non fossi a più di duemila chilometri mi verrebbe da prendere la mia utilitaria e provare a tornarci, così, per un giorno, giusto per sentire la brezza del mare e scoprire se il suo effetto è ancora lo stesso.

Le luci si sono affievolite, e prima che il film cominciasse, ho cercato di vincere la partita di seduzione lasciata a metà poco prima. “Lo sai cosa vuol dire il titolo del film?” ho chiesto a Gertrud.
Amarcord?.. Vuol dire amarcord! Non è una parola italiana?”
“No. È dialetto romagnolo, di qui. Si usa per dire ‘mi ricordo’. Fellini era di Rimini, e Amarcord sono i ricordi di quando era ragazzino”.
“È una bella parola. Suona un po’ come ‘amare  i ricordi’, no?”.

 

Annunci

8 thoughts on “Leggendo #61 – L’ultima estate al Bagno Delfino (o Azzurra)

  1. Sono sempre belli questi tuffi nel passato. Aiutano a mettere insieme i vari pezzi di ricordi di un’estate ormai semi-dimenticata. Dev’essere proprio una bella lettura (non conoscevo questo autore)

  2. Ho scoperto il tuo blog da poco, e mi piacciono molto il tuo stile ed i temi di cui parli. Oggi commento per la prima volta, per dirti che forse, se il libro e’ entrato nella tua vita proprio adesso, esso rappresenta anche il segno che quel viaggio di duemila chilometri dovresti farlo. Te lo dice uno che vive a novemila chilometri dalla cittadina toscana dove andava al mare da piccolo, e che questa estate ci tornera’ con il figlio di un anno per iniziare – attraverso i suoi occhi – a rivivere tutte le prime volte che vissi io un po’ di anni fa. Buona estate! 🙂

    • Oh, grazie mille per tutti i complimenti! Mi fa moltissimo piacere 🙂
      Veramente porterai il tuo piccolo nella Toscana della tua infanzia? Ma è una cosa bellissima! Spero proprio ve la possiate godere alla grande così come io, ebbene sì, mi sto godendo il mio viaggio a duemila chilometri di distanza da casa 🙂 buona estate a te e grazie ancora per il tuo pensiero!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...