Leggendo #60 – Haruki Murakami, Yesterday e i Sogni – Realtà

“Dreams are the kind of things you can borrow and lend out,” I said.

Di Haruki Murakami si possono dire tante cose. Una, certamente, è che ogni suo scritto riesce a entrare nel profondo di ogni cuore e smuovere quelle piccole corde impolverate che ognuno di noi pensava di aver sotterrato o semplicemente dimenticato. Yesterday, il racconto dello scrittore giapponese pubblicato in inglese il nove giugno duemilaquattordici sul The New Yorker, è un piccolo esempio di come le sue parole riescano a disegnare una nuova dimensione, uno spazio tutto nuovo dove il lettore può cercare il suo posto, il suo angolo preferito, quel cuscino morbido dove accomodarsi per lasciar libera la mente di vagare dove più gli pare.

Perché Yesterday non è poi chissà quale novità per Haruki Murakami. È l’ennesima prova di quanto il periodo tra l’adolescenza e l’età adulta sia un periodo instabile, un periodo alla ricerca del proprio equilibro, in bilico tra due mondi opposti che si attraggono e si allontano sempre più fortemente e inevitabilmente. La bellezza, quindi, sta ancora una volta in ciò che il lettore può scovare tra le sue parole, tra quelle dimensioni oniriche che tanto fanno impazzire i lettori più disperati, quelli che scorrono le pagine alla ricerca di piccoli indizi che possano salvarli da se stessi e da ciò che li circonda.

E per coincidenza o per destino, a volte capita che paragrafi qua e là raccontino proprio ciò che hai nel cuore, tutte le ansie e le paure che puoi immaginare in un preciso istante, un lasso di tempo che non avresti mai potuto concepire e fatti che la tua mente ancora non riescono a digerire o semplicemente ad accettare.

Erika stared at the candle flame flickering in the breeze from the A.C. “I often have the same dream,” she said. “Aki-kun and I are on a ship. A long journey on a large ship. We’re together in a small cabin, it’s late at night, and through the porthole we can see the full moon. But that moon is made of pure, transparent ice. And the bottom half of it is sunk in the sea. ‘That looks like the moon,’ Aki-kun tells me, ‘but it’s really made of ice and is only about eight inches thick. So when the sun comes out in the morning it all melts. You should get a good look at it now, while you have the chance.’ I’ve had this dream so many times. It’s a beautiful dream. Always the same moon. Always eight inches thick. I’m leaning against Aki-kun, it’s just the two of us, the waves lapping gently outside. But every time I wake up I feel unbearably sad”.

Perché forse, i sogni, non sono poi così distanti dalla realtà. A volte basta percepire o anche solo intravedere una luce e tutto può cambiare. Perché è solo nei sogni che si può continuare a sperare sapendo fin dal principio quanto il risveglio potrà essere brutale ma sperando ogni notte, prima di addormentarsi, di rintracciare quel sogno e riviverlo anche solo un’ultima volta.

Erika Kuritani was silent for a time. Then she spoke again. “I think how wonderful it would be if Aki-kun and I could continue on that voyage forever. Every night we’d snuggle close and gaze out the porthole at that moon made of ice. Come morning the moon would melt away, and at night it would reappear. But maybe that’s not the case. Maybe one night the moon wouldn’t be there. It scares me to think that. I get so frightened it’s like I can actually feel my body shrinking.”

Fin quando poi, un giorno, il sogno svanirà.

 

 

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9 thoughts on “Leggendo #60 – Haruki Murakami, Yesterday e i Sogni – Realtà

  1. “E per coincidenza o per destino, a volte capita che paragrafi qua e là raccontino proprio ciò che hai nel cuore, tutte le ansie e le paure che puoi immaginare in un preciso istante, un lasso di tempo che non avresti mai potuto concepire e fatti che la tua mente ancora non riescono a digerire o semplicemente ad accettare.”

    conosco bene questa sensazione. ultimamente l’ho provata leggendo “L’ultimo Dio” di Emidio Clementi.

  2. Murakami é uno di quei scrittori i cui libri sono scorrevolissimi da leggere se ci si trova nel momento giusto e dell’umore giusto. E allora tutto é poesia dell’anima, come dici tu. Se invece si prende in mano un romanzo di Murakami nel momento sbagliato, non c’é verso che si riesca a concluderlo; é una cosa che ho sempre trovato curiosa, perché in genere é la lettura che influenza il mio umore e non viceversa.

    So del racconto di cui parli, ma non ho ancora avuto modo di leggerlo. Ti farò sapere come l’ho trovato. 😉

    • Quello che hai appena detto lo scrissi in una recensione di qualche mese fa, quando lessi il mio primo Murakami. Concordo pienamente e continuo a chiedermi come sia possibile che uno scrittore possa così influenzare un lettore, tanto da non capire se sia un bene o un male!

      Fammi sapere 🙂 non è tra le sue massime cime ma se ami il suo stile lo apprezzerai sicuramente!

  3. Murakami è uno scrittore con cui voglio confrontarmi ancora: ho letto solo ‘Norwegian wood’, divorato in un paio di giorni, ma colpevole di avermi lasciato addosso una sensazione quasi di viscosità, indefinibile e indescrivibile. Arriverà presto il momento in cui riuscirò a riprenderlo in mano, ho deciso infatti di leggere ‘Underground’, conscia che una storia non onirica possa riavvicinarmi a lui: ma magari questo racconto può fare da ponte tra queste due esperienze di lettura.
    Grazie Nellie 🙂

    • Davvero? Mannaggia, a me i suoi mondi onirici piacciono tantissimo e La Ragazza dello Sputnik è una cosa assurda che ti direi assolutamente di provare a leggere se Underground (che non ho letto) riuscirà a convincerti! Ovviamente, tienimi aggiornata sulle tue letture :3

  4. Tutto l’anno leggo autori americani e quando arriva l’estate è tempo per gli altri due miei grandi amori: la letteratura sudamericana e Murakami. Le sue storie, i suoi sentieri immaginari per me resteranno sempre legati al tempo del sogno, del riposo, dell’altrove. Proprio come hai detto tu. Hai scelto una bellissima canzone per chiudere il post, me la sono proprio goduta 🙂 A presto!

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