Leggendo #59 – Bridget Jones e la Bellezza di essere semplici

Being a woman is worse than being a farmer.

Nell’ipotetica classifica dei libri assolutamente da leggere, quelli che quando confessi di non averne mai sfogliato una pagina ti rifilano un’occhiataccia degna del peggior misfatto, c’è anche il simpatico e leggero Bridget Jones’s Diary di Helen Fielding, un Orgoglio e Pregiudizio contemporaneo (con tanto di Mr Darcy latin lover!) che, tra piatti da riscaldare nel microonde e fanciulle dal peso forma che si sfidano negli spogliatoi, c’è da farne uno studio antropologico da non sottovalutare.2014-06-17 11.01.37

Perché Helen Fielding ha voluto portare nel suo romanzo quella sottile linea d’ombra che si cela in ogni donna, quella paura infinitamente terribile per l’ago della bilancia, quell’odio profondo per le occhiatacce distorte che si celano dietro a ogni finto sorriso, quell’infinito e profondo terrore per la solitudine, quella ingiustificabile voglia di amare e di farsi amare per quello che si è. Bridget Jones’s Diary è tutto ciò e come in 84 Charing Cross Road è facile entrare nella mente della protagonista grazie all’utilizzo della prima persona singolare e, in particolare, della forma narrativa del diario, così intima e così immediata che rende la copia in lingua originale così suggestiva e di facile comprensione.

I hate communal changing rooms. Everyone stares sneakily at each other’s bodies, but no one ever meets anyone’s eye. There are always girls who know that they look fantastic in everything and dance around beaming, swinging their hair and doing model poses in the mirror saying, ‘Does it make look fat’ to their obligatory obese friend, who looks like a water buffalo in everything.

Perché Bridget Jones’s Diary è stato l’ennesimo libretto che mi è capitato sotto mano in una libreria irlandese e che mi ha aiutato, a modo suo, a superare il primo mese all’estero. La vita non ti sorride? Il futuro ti ha ingannato? Qualcosa, o meglio, qualcuno ti ha abbandonato quando proprio non doveva? Mangiamoci su. Biscotti al cioccolato, gelato, piatti pronti da godersi sul divano mentre si guarda un film in lacrime: tutto è lecito quando la giornata è andata storta e ti ritrovi sola nella tua camera a pensare a quel maledetto futuro più buio che mai. Perché nonostante tutto una piccola soluzione la si può sempre trovare e il bicchiere mezzo vuoto lo si può sempre riempire con del buon vino o, in terra straniera, con del buon Irish Bulmers. Provare per credere!

Oh God, I’m so lonely. An entire weekend stretching ahead with no one to love or have fun wit. Anyway, I don’t care. I’ve got a lovely steamed ginger pudding from M&S to put in the microwave.

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3 thoughts on “Leggendo #59 – Bridget Jones e la Bellezza di essere semplici

  1. è un caso che sia capitata sul tuo blog proprio oggi, che è una di quelle giornate “no” alla Bridget Jones, in cui mi son tuffata nel tiramisù in cerca di conforto? si sta bene qui a “casa” tua. passerò a leggerti ancora 🙂

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