E il vento d’Irlanda (solo per sognatori malinconici)

Immaginatevi una mattina dopo una di quelle notti insonni, passate a svegliarvi ogni poche decine di minuti a causa di quel piccolo ma grande magone che vi pugnala proprio al centro del vostro stomaco per poi espandersi per tutto il corpo. Immaginatevi di svegliarvi e di trovarvi in un letto nuovo, una camera nuova, una casa nuova, una città nuova, una nazione nuova. Immaginatevi quei pochi secondi in cui la vostra mente cerca di fare il punto della situazione mentre si rende conto che è solo il quinto giorno di altrettanti mesi a venire in un posto che, probabilmente, non sarà mai completamente vostro. Immaginatevi quella mattina in cui vi svegliate e pensate a tutto ciò che è definitivamente perso o semplicemente cancellato. Immaginatevi che avete un’oretta di incombenze e poi tutto il tempo per voi. Ecco, immaginatevi quel tempo per voi dopo quell’ora persa a guardare il cielo fuori dalla finestra, a guardare quei timidi raggi di sole che si fanno spazio fra le nuvole bianche e il cielo azzurro. Immaginatevi tutti quei pensieri sul futuro, sulle possibilità, sull’avvenire, tutte quelle cose che per conclusione hanno il nulla.

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Ecco, immaginatevi che quella nazione nuova sia l’Irlanda, immaginatevi che quella città nuova sia a pochi chilometri da Dublino e a pochi passi dal freddo mare. Immaginatevi di prendere uno zaino, una sciarpa e una giacca e poi immaginatevi di uscire. Immaginatevi di raggiungere la spiaggia, una distesa immensa di sabbia, e immaginatevi le onde che si frantumano sulla riva. Immaginatevi di spegnere la musica nelle cuffie, di spegnere ogni vostro pensiero e di abbandonarvi al rumore dell’acqua. Immaginatevi di sentire il vostro cuore pulsare di vita, di sentire le vostre tempie stringersi fino a farvi male, immaginatevi di esservi scordati la colazione e di sentire quel vuoto colmarsi di pace. Immaginatevi di sentire i battiti del vostro cuore che cominciano a seguire il ritmo perpetuo delle onde. Immaginatevi la pelle d’oca sulla braccia perché eravate così distratti da dimenticarvi di indossare la giacca. Immaginatevi, immaginatevi.

Immaginatevi tutta la tristezza che un possibile addio potrebbe provocare in voi e lasciate scorrere tutte le vostre lacrime sul vostro viso.

Immaginatevi il vento, il freddo vento del Nord, che fischia nelle vostre orecchie, che rimbalza sul vostro viso. Immaginatevi questo vento che, da lontano, arriva solo per voi per asciugare le vostre lacrime. Immaginatevi un passante che, accortosi di voi, si siede vicino e, con te, si mette ad osservare il mare, in silenzio perché in ogni caso non ci sarebbe niente da dire.

Immaginatevi tutta la solidarietà immaginabile ed ecco, sarete in Irlanda. E anche se sarete soli avrete un motivo per uscire da quella casa sconosciuta e abbandonarvi fra visi amici, giovani o anziani che siano.

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