Leggendo #54 – Viaggio al termine della notte (e della presuntuosità)

Lei mi tormentava con le cose dell’anima, se ne riempiva la bocca. L’anima, è la vanità e il piacere del corpo finché uno è in gamba, ma è anche la voglia di uscire dal corpo quand’è malato o le cose girano male. Delle due cose uno si prende quella che funziona meglio sul momento, ecco tutto! Fin che si può scegliere tra le due, va bene. Ma io, non potevo più scegliere, i giochi erano fatti! Stavo nella mia verità fino in fondo, e poi la mia stessa morte mi seguiva per così dire passo passo. Facevo fatica a pensare ad altro che al mio destino d’assassinato con la condizionale, che tutti d’altronde trovavano assolutamente normale per me.

È una giornata grigia, il cielo è plumbeo e Louis – Ferdinand Céline mi sta innervosendo. Che non sia la persona più amorevole del mondo lo si può capire già dalla sua autobiografia (di cui i romanzi ne sono uno specchio) e da quei libelli antisemiti che una persona  perbene non avrebbe mai scritto (gli costarono l’esilio e un processo per collaborazionismo ma è il gesto che conta: e il gesto non era affatto carino). Quando leggo un autore nuovo cerco sempre di cogliere qualcosa dalla sua vita, giusto per trovare un po’ di lui nella sua opera. Cerco sempre, nonostante tutto, di rimanere neutrale ma quando lessi dei libelli, di quel suo fare assurdo, cominciai subito a guardarlo un po’ storto, con quel pizzico di fiducia in meno.

Viaggio al termine della notte è stato descritto da molti come un’opera suprema, un capolavoro del Novecento, una perla del pessimismo e del nichelismo, cupo e arrogante, che tutto distrugge e niente crea. Per me, piccola lettrice in un periodo delicatissimo colmo di grandi speranze, Viaggio al termine della notte è risultato fastidioso, troppo altezzoso, decisamente simile ai quel modo di fare di alcune persone che ho cercato di eliminare dalla cerchia delle amicizie personali.

Perché mi spiace, forse mi rivaluterete dopo questa confessione, ma non riesco a separare la vita quotidiana dalla lettura quotidiana ed è proprio da quest’ultima che cerco di trarre ogni giorno la forza, lo spirito, un nuovo punto di vista per affrontare una giornata nel migliore dei modi. E in questo periodo di grandi partenze, di fughe, di tentativi vani e decisamente deludenti, Louis – Ferdinand Céline non mi ha aiutato per niente.

Lo stile è decisamente assurdo e rivoluzionario per quel 1932, anno in cui l’opera è stata pubblicata per la prima volta. Ma forse lo è ancora oggi, con quella sua punteggiatura ballerina, quelle frasi scritte a metà per essere riprese capitoli dopo. Racconti e riflessioni si intrecciano in un infinito guazzabuglio griglio, tendente al nero, perché racconta di come la guerra può distruggere la mente di un uomo, di come l’uomo sia comunque nulla di fronte alla vita, di come l’esistenza stessa sia solo una cosetta da niente.

Mi dispiace, caro Louis – Ferdinand Céline, ma questo non è tempo per noi e forse, caro mio, non lo sarà mai. Non voglio tutto questo grigiore a pesarmi l’animo, non voglio tutte queste meditazioni oscure contro le mie leggere ancore di salvezza, non voglio ricordarmi che dopotutto ci siamo solo noi a salvare noi stessi perché semplicemente non voglio che tu me lo scriva così, con questo disprezzo, con questa faccia tosta da osannato, da tuttologo, da uno che ha vissuto la vita come se l’avesse vissuta solo lui. (Mica come la solitudine descritta meravigliosamente da Maeve Brennan.. )

Insomma, mi dispiace, caro Louis – Ferdinand Céline (con fan e ultras vari), questo matrimonio non s’ha da fare. E non me ne pento. Di persone presuntuose ne ho già fatto la scorta. E la citazione non è poi così puramente casuale, amen.

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15 thoughts on “Leggendo #54 – Viaggio al termine della notte (e della presuntuosità)

  1. Ciao Nellie, hai messo per scritto ciò che ho provato anch’io, a proposito di Celine. Ricordo di aver finito Il Viaggio ma di essermi avvalso del secondo diritto del lettore: saltando molte pagine.

    • Esatto, vedo che il secondo diritto del lettore non delude mai. È stata una faticaccia terminarlo, ogni pagina era un istinto alla violenza sul libro che dopotutto, povere pagine anche loro, non centravano nulla.

  2. Ho messo “mi piace” perché condivido diversi punti del tuo articolo, anche se, in realtà, questo romanzo mi piacque molto all’epoca, mi sorprese perché mi ero avvicinato all’autore con molta circospezione, considerando i suoi discutibili scritti su altre questioni. Per una volta riuscii a scindere le due cose. Devo ammettere, però, che difficilmente sentirò il bisogno di rileggerlo.

    • Oh, io sono troppo emotiva per poter riuscire a essere indifferente e scindere ciò di cui stai parlando. Inizialmente pensavo di potergli dare una seconda opportunità ma credo proprio che non succederà, mi ha fatto proprio infuriare, maledetto.

      • Il discorso sarebbe molto lungo, ma lo si può sintetizzare dicendo che se ti fa infuriare, è meglio passare ad altro, come hai già fatto. 😉

    • E io che avevo paura di trovarmi gli ultras di Céline in rivolta! Boh, un po’ lo odio. Tipo quell’odio da amico stronzo che ti frega la ragazza, giusto per fare un esempio.

      • Cara e ingenua la mia amica blogger… l’amico che ti frega la ragazza, non è amico, e la ragazza non è ragazza!
        Scusa la stupidità, ma direi che Céline è un po’ meglio dell’amico fedifrago, non tanto, però è meglio.
        (Se non hai capito non preoccuparti, non credo di essere stato chiaro!).

      • Sì, credo di essere proprio una piccola e ingenua blogger. La giovinezza è ancora padrona di me, fortunatamente / sfortunatamente.

        (Tranquillo, recepito e divertita ahah)

  3. Sai cosa? Credo che sia l’approccio migliore, il tuo: quello di lasciarsi guidare dalla lettura nel quotidiano.
    Ed hai ragione: il cielo è plumbeo, i tempi sono quelli che sono, e Céline non può arrivare a disintegrare l’umore con la sua prosa. Quindi adieu “Viaggio al termine della notte”, senza nessun rimpianto! Approviamo tutti 🙂

    PS: grazie per la citazione, mi ha fatto capire che non è neanche tempo per me, l’ho dovuta rileggerla prima di capirla. Sarà stata un’antipatia a priori? 😉

    • Oh, spero tanto di non averti influenzato troppo con il mio parere però guarda, è veramente come la citazione che ho riportato: virgole a caso, veleno per tutti e per qualsiasi cosa, pessimismo cosmico che quel tenero di Leopardi non ci va nemmeno vicino. Non è assolutamente il momento 🙂

  4. Cèline è sul mio scaffale da due anni e mezzo, era l’antivigilia di Natale e vagavo lungo via Nazionale cercando qualcosa che s’accordasse con il mio stato d’animo tendente al grigioscuro, da Mel il libro era nascosto da ben più colorate ( e colorite) copertine ma scelsi lui per assonanza cromatica e, ora posso dirlo senza timore di essere smentito, per trovare compagnia in un logorroico e disincantato esponente dell’umana stirpe capace di vivere allo stato brado inseguendo il suo istinto piuttosto che il raziocinio. Poi le cose sono cambiate, ci siamo salutati ( anzi, credo che mi abbia mandato a quel paese) ed è rimasto lì come testimone cartaceo di un periodo da dimenticare

    • Un libro che diventa testimone di un periodo è qualcosa di fantastico perché non guardi più la libreria come oggetto in sè ma come una sorta di scatola piena di ricordi e di pezzi di vita..

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