Leggendo #53 – Maeve Brennan, una Visitatrice nella piovosa Dublino

Per la piccola donna che è in me, ci sono alcune scrittrici che rappresentano un mito, una sorta di bagliore incandescente che con le loro vite e le loro opere rappresentano quel tipo di donna che stimo, una donna forte e indipendente con quel fascino che non è solo bellezza (alquanto soggettiva) ma, soprattutto, quel non so che di talentuoso e profondo che attrae per curiosità e voglia di conoscenza. E no, non sto parlando di donnine snob tutto fumo e niente arrosto ma di quelle donne con una profondità d’animo pazzesca che con le loro pagine riescono a smuovere l’intero spirito di una persona. Sto parlando di Virginia Woolf, quel classico che non tramonta mai, di Sylvia Plath, quella piccola figura così delicata racchiusa nella sua Campana di Vetro, e di Maeve Brennan, l’ultima donna incontrata nelle mie letture e l’ultima che ha saputo regalarmi infinite emozioni in così brevi e sfortunate pagine. Donne forti ma soprattutto donne con la penna in mano, che senza la scrittura non avrebbero potuto vivere veramente e che senza la stesura di un testo o di una poesia non avrebbero saputo dove sbattere la testa. Quelle donne che scrivevano per necessità, non per dovere ma semplicemente per bisogno fisico.

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Maeve Brennan era bellissima, era irlandese ed era una di quegli spiriti audaci destinati alla solitudine, all’incomprensione, alla pazzia. Maeve Brennan, come racconta Paula Fox, teneva sulla parete del suo ufficio una frase del poeta irlandese William Butler Yeats, scritta a matita, che diceva più o meno così:

Soltanto ciò che non insegna, ciò che non chiede a gran voce, ciò che non convince, ciò che non accondiscende, ciò che non spiega è irresistibile.

Maeve Brennan l’ho incontrata per caso, passeggiando tra gli scaffali virtuali alla ricerca di qualcosa di prezioso, di qualcosa che potesse ravvivarmi e rianimarmi. Ho trovato tutto ciò ne La Visitatriceun’opera dell’irlandese ritrovata solo dopo la sua morte, dopo gli ultimi anni di inquietudini e depressione che tanto la rendono simile a quelle scrittrici tanto amate, a quelle donne impavide unite da un destino infelice.

Ed è difficile parlare di questo romanzo breve perché è proprio la sua brevità a renderlo così immenso e ricco di dettagli. Perché è lo stile di Maeve Brennan, così gelido e senza premure, a lasciare il lettore spiazzato di fronte alla realtà, così diversa da come era stata sognata, di fronte all’indifferenza della nonna, chiusa nella sua sofferenza, e di fronte alla disperazione di Anastasia, senza più terra e senza più legami. La giovane nipote sognava di tornare a Dublino per ritrovare quegli ultimi sprazzi di famiglia, quella nonna che dopo sei anni trascorsi a Parigi con la madre sperava di poter riabbracciare per condividere una casa e un futuro, ma chi parte non torna mai uguale e chi resta può cambiare durante l’attesa. I sentimenti di Anastasia sono filtrati dalla pioggia della città, dall’atmosfera cupa e irreale, dai lampioni troppo distanti l’uno dall’altro per illuminare l’intera piazza. Dublino si trasforma nella parole di Maeve Brennan, diventa un’ombra che circonda la vita di chi non sa dove andare perché non può restare ma sa benissimo che non può nemmeno ripartire.

Era l’ora fosca del crepuscolo, in cui a breve distanza le cose familiari appaiono un po’ strane, e il volto della città pare lontano e quasi nascosto nel cielo basso, e calano nuvole rapide che brancolano sulle colline remote, con grande confusione di chi osserva. Anastasia guardò apatica in direzione delle colline e credette di intravederle.

La visitatrice, quindi, diventa un vero e proprio stato d’animo, una sorta di limbo dove cercare il proprio futuro, dove trovare la propria pace, dove sperare di poter ritrovare la propria strada. Perché a volte è difficile comprenderlo ma a salvare noi stessi ci siamo solo noi, ognuno per sé.

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4 thoughts on “Leggendo #53 – Maeve Brennan, una Visitatrice nella piovosa Dublino

    • Oh, ti ringrazio tantissimo cara! È un vero peccato perché è stata una scrittrice assurda che in molti ancora non hanno avuto il piacere di leggere! Io ho trovai l’ebook su Amazon e non esitai a comprarlo all’istante 🙂

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