Leggendo #49 – Un’eredita di Avorio e Ambra (e di Vita)

Per raccontare Un’eredità di avorio e ambra di Edmund De Waal voglio citare un paragrafo tratto dalle ultime pagine del romanzo, una di quelle ultime considerazioni finali dello scrittore che giustificano un’opera a dir poco completa, ricca di infinite tematiche e innumerevoli sfumature  e capace di regalare al lettore emozioni intense e durature. Perché la difficoltà nello descrivere quest’opera è data dal fatto che è alquanto immensa e così ricca di particolari che un lettore non può che rimanere spiazzato davanti a cotanta beltà. La storia dell’arte è intrecciata alla storia di chi, scartoffie alla mano, ha cercato di scavare nel passato dei propri antenati ricercando le origini di quella collezione così particolare che per più di un secolo ha caratterizzato la storia di una famiglia più unica che rara.

Il problema è che io invece vivo nel secolo sbagliato per bruciare le cose. Appartengo alla generazione sbagliata per lasciar perdere. Penso ai libri di un’intera biblioteca sistemati con cura dentro casse e scatoloni. Penso a tutti i roghi meticolosi appiccati da quegli altri, penso alla cancellazione sistematica delle storie, alle persone separate dai propri beni, e poi dai propri familiari, alle famiglie separate dai propri vicini di casa. E poi dal proprio paese. (..)

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Se anche voi siete una di quelle persone che regala al proprio passato un angolino della propria stanza, sistemando con cura la traccia di una persona o di un evento che, in un modo o nell’altro, ha illuminato un periodo della vostra vita, dovreste sapere che Un’eredità di avorio e ambra è il libro che fa per voi. Perché Edmund De Wall è l’ereditario di una piccola ma grande collezione di netsuke, quelle piccole sculture giapponesi che lo zio Iggie ha voluto lasciare al suo nipote preferito, le quali nascondono una di quelle Storie da raccontare ricche di segreti da cercare fra le le vecchie dimore di famiglia. L’avventura di Edmund De Waal, infatti, è un viaggio nelle vite degli Ephrussi, gli antenati dello scrittore, il quale, in prima persona, si impegna a romanzare la vita dei propri avi e di quella collezione di netsuke che un lontano parente, un certo Charles Ephrussi, cominciò ad accumulare nella Parigi di tardo Ottocento, nel suo palazzo di Rue de Monceau, dove fenomeni come il Japonisme e l’Impressionismo stavano cominciando a vivere e a raccogliere favori.

Gli impressionisti imparano a frammentare la vita in sguardi fugaci ed esclamazioni, sostituiscono le composizioni formali con scene sbilenche, ora tagliate dalla fune di un trapezista, ora occupate dalla nuca di due giovani donne o dai pilastri della Borsa.

Perché Un’eredità di avorio e ambra non è solo un viaggio alla ricerca del Passato (un viaggio fisico che aiuterà lo scrittore a conoscere e soprattutto a conoscersi) ma è una continua immersione nel mondo dell’arte e della storia, egregie cornici e immancabili pilastri nella vita degli Ephrussi che Edmund De Waal decide di raccontare senza tralasciare l’importanza dei fenomeni artistici contemporanei ai suoi antenati, sottolineando l’interpretazione di ciascuna delle loro scelte stilistiche e non mancando di evidenziare la diversa concezione dell’Oggetto stesso, prima considerato un qualcosa da sfoggiare e in seguito, con il corso dei decenni, custodito come un vero e proprio tesoro da tenersi stretto al cuore.


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Arte e Viaggio: sono queste le parole chiavi di un’opera immensa, ricchissima di particolari di ogni genere, e che consiglio di leggere nell’edizione illustrata, ricca di fotografie e riferimenti iconografici che allietano la lettura e rendono ancora più vivi quei piccoli oggettini frutto di un lavoro immenso e di una storia che attraversano l’intera Europa (Odessa, Parigi, Vienna, Londra) per poi terminare in Giappone, a Tokyo, dove Edmund De Waal potrà finalmente toccarli con le proprie mani, scegliendo poi come loro dimora il Victoria and Albert Museum di Londra.

Come potete resistere: non avete già voglia di partire alla scoperta del Passato?

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