Leggendo #48 – Quel Murakami a Sud del Confine

È passato un inverno intero dal mio primo Haruki Murakami, da quel surreale ma eccezionalmente divino La Ragazza dello Sputnik che mi ha fatto entrare per la prima volta nell’onirico mondo dello scrittore giapponese. Dopo mesi di dubbi e continue richieste di consigli su quale libro di Murakami leggere dopo quel piccolo gioiello, mi sono lanciata nelle pagine di A Sud Del Confine, a Ovest del Sole dove, ancora una volta, mi sono lasciata trasportare dalle stile unico e inconfondibile di uno degli autori contemporanei più acclamati e amati dai lettori di tutto il mondo.

Qualsiasi cosa, se rimane a lungo uguale a se stessa, finisce per esaurire a poco a poco la propria energia.

Descrivere la trama di A Sud del Confine, a Ovest del Sole sarebbe banale e alquanto superficiale rispetto alla profondità che si nasconde dietro le parole che descrivono la crescita e la presa di coscienza di Hajime, un giovane giapponese che spesso, nonostante l’età avanzata, ancora non riesce a distinguere il Sogno dalla Realtà. Perché è proprio questa dualità a racchiudere l’essenza intera di tutto il romanzo, una storia costruita seguendo le vicende più affascinanti e toccanti di Hajime che racchiudono la dolcezza della prima mano sfiorata, l’emozione del primo bacio, la scoperta della passione e l’avventura di diventare sposo e poi padre. Una storia a senso unico, con varie divagazioni, e tre figure femminili portanti che incorniciano la storia di un ragazzo ribelle che tenta ancora di allacciarsi a quegli antichi ideali a cui, purtroppo, si è ritrovato a dover rinunciare. Insomma, niente di più e niente di meno di una biografia scritta in prima persona tanto che a qualcuno verrebbe da chiedersi cosa porti il lettore a sprofondare nel baratro che Murakami crea con le sue parole.

Sono proprio le tre donne del romanzo, Shimamoto, Izumi e Yukiko, a costruire e costituire il filo rosso di A Sud del Confine, a Ovest del Sole e sono proprio loro, con le loro peculiarità ma soprattutto con il loro fascino, a riassumere tutta la bellezza della storia di Hajime fatta di riflessioni, di momenti così dolci descritti con la più ammirevole malinconia che si possa immaginare e di tanti, innumerevoli, dubbi inquietanti. Se la prima metà del romanzo, infatti, è un elogio all’adolescenza e ai primi amori, la seconda parte è completamente dedicata alle vedute (o visioni?) di un Hajime invecchiato, insicuro, pronto a mollare tutto ciò che ha costruito nel corso degli anni per una Donna (o un fantasma?) circondata da un’aura di mistero tipica della scrittura di Haruki Murakami.

Quando ti guardo a volte mi sembra di vedere una stella lontana. Sembra che brilli, ma la sua è la luce di decine di migliaia di anni fa. Forse è la luce di un astro che ora non esiste più ma a volte sembra più reale di tutto il resto. (..) Tu sei lì, sembra che tu sia lì ma in realtà non ci sei. Quella che si vede è solo la tua ombra mentre tu sei da qualche altra parte. (..) Tendo la mia mano per controllare se ci sei e tu ti nascondi dietro quei forse e quei per un po’.

Insomma, A Sud del Confine, a Ovest del Sole ha tutte le carte in regola per essere un Murakami da non farsi scappare anche se forse, mannaggia a lui, la Poesia dei primi capitoli poteva essere un poco distribuita anche nelle ultime pagine. Il netto divario tra le due parti del romanzo è così abissale da lasciare perplessi ma forse, ancora una volta, l’intento di Murakami era proprio quello, fedele ai suoi finali aperti come è solito fare o, comunque, come è capitato a La Ragazza dello Sputnik.

A quale storia volete credere?
Remember anyone can dream!

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10 thoughts on “Leggendo #48 – Quel Murakami a Sud del Confine

  1. Devo dire che questo di Murakami non l’ho ancora letto, provvederò!
    Ti consiglio “L’uccello che girava le viti del mondo” è stato il mio secondo Murakami e quello di cui mi sono innamorata 🙂

    • Grazie del consiglio! Lo terrò sicuramente in considerazione 🙂 io sono tanto attratta da Norwegian Wood e 1Q84 ma penso che farò passare ancora un po’ di tempo prima di decidere.. Le atmosfere di Murakami rimangono così impresse nelle mente che non vorrei confondere i vari libri (sembra stupido ma a me spesso accade xD)

      • Guarda io li ho letti tutti e due, Norwegian Wood è molto emozionale, ricorda molto le Ragazze dello Sputnik come atmosfera, diciamo che lui segue sempre nei suoi testi questo filo surreale legato alla musica, se ti è piaciuto quello lo amerai 🙂 Diverso dalla sua produzione invece c’è la sua collezione di racconti “L’elefante scomparso e altri racconti”! Appena li leggi fammi sapere
        Claudia 🙂

      • Oooh, ma che tu sappia allora è vero che A sud del Confine, a Ovest del Sole è un ipotetico seguito di Norwegian Wood? L’ho letto sul blog di qualche lettore ma non ho trovato nessuna conferma sul web!

        Con le tue parole però mi hai assolutamente convinto: credo che il prossimo giro mi tufferò in Norwegian Wood: con “surreale legato alla musica” mi hai conquistata 😉

        Avrai sicuramente mie notizie, cara! Una buona giornata 🙂

      • Guarda tanti dicono che sarebbe “l’ideale” continuazione di Norwegian Wood e potrebbe esserlo. io trovo che comunque i romanzi di Murakami siano troppo ibridi per dirlo con certezza (ma questa è la mia opinione), premetto che studio giapponese quindi di cultura e anche letteratura giapponese ne so abbastanza 🙂
        Grazie per il following comunque 🙂 Buona giornata anche a te!

        Claudia

      • Studi giapponese? oooh ♥ allora mi fiderò ciecamente dei tuoi consigli! Anzi, se hai qualche autore giapponese da consigliarmi che rispecchia bene la cultura e la letteratura dimmi pure che io sono molto appassionata sin da piccina e qualcosa ho letto ma avere un consiglio da chi ne sa di più è sempre un piacere 🙂

        Intanto buona giornata anche a te 🙂 a presto!
        Nellie

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