Leggendo #45 – L’influenza con Toxic di Helgason

Cara Influenza,
Quest’anno mi hai preso e mi hai strappato 10 giorni d’inferno passati a rimuginare sul perché nel 2014 dobbiamo ancora affrontare virus intestinali, raffreddori mortali e orecchie che pulsano. Mentre me lo chiedevo cercavo anche di esiliare il mio spirito dal mio corpo cercando di evadere dalle sofferenze fisiche per godere dei piaceri spirituali della lettura. Non è un caso, quindi, se mi sono subito immedesimata nella vita di Tom Boksic, detto Toxic, killer croato, ma residente a New York, protagonista dell’omonimo romanzo di Hallgrimur Helgason (Isbn Edizioni). Perché sì, l’istinto omicida durante l’influenza è ai livelli cosmici ma soprattutto è molto più bello condividere l’esilio insieme a qualcuno perché sì, se non lo sapete, Toxic è il killer che è stato scoperto, mannaggia all’FBI. E deve scappare da New York. E prendere un volo qualsiasi con una nuova identità senza sapere che la sua vita cambierà, più o meno.2014-02-16 11.13.16

Perché scappando dal suo 67esimo omicidio, Toxic si ritroverà a Reykjavik, in Islanda, nei panni di padre Friendly, un televangelista a cui il croato ha rubato l’identità (e la vita) prima di prendere il volo al suo posto. Ed è una fuga rocambolesca ed un esilio altrettanto esilarante dal quale si respira humor nero, piccole perle di saggezza e tanta, tantissima, spassosa ironia. Una commedia che scherza sulla piccola città islandese che sogna di diventare la grande mela, quella Big Apple che Toxic conosce bene e dove ha lasciato la sua dolce metà, Munita, e che non manca di pizzicare le corde della religione, quella costruita sul lusso, troppo stagna nella sua tradizione e ricca di stereotipi.

Dalla finestra della camera li guardo arrampicarsi sulla loro jeep. Le congreghe dei dogmi specialistici hanno sempre delle gran belle macchine. Dio sa come ricompensare i suoi fedeli, e sicuramente sa che hanno bisogno di un fuoristrada per raggiungere il paradiso.

Ma ad un certo punto, come quando senti tornare le forze e pensi di essere guarito, ecco che il libro decade e ti senti come quando l’influenza ritorna a salutarti per la seconda volta in pochi giorni. Con i fazzoletti sparsi sul letto intorno a te, Toxic comincia a diventare fastidioso, un po’ ripetitivo forse, fermo nel suo esilio senza sapere esattamente cosa fare. Ci sono molti colpi di scena, questo è certo, ma più la lettura procede più questi sono distribuiti in malo modo e senza ricreare la dolce suspense che Helgason utilizza nei primi capitoli del romanzo. Una cosa però è da confermare: il sottotitolo, Come smettere di ammazzare la gente e imparare a lavare i piattiè più che esplicativo sull’evoluzione e il cambiamento che avverrà nella vita di Toxic: se non avete l’influenza, o se non avete una fastidiosa fila durante la quale aspettare, potete accontentarvi di questo. Perché sì, esilarante da far morire dal ridere ma un po’ perso come un turista davanti alle prime insegne islandesi della sua vita.

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