Pendolarissima #3 – Memorie della mia utilitaria triste

La Pendolarissima che non nasce con tutte le fortune, ahimè, per arrivare in stazione non può fare la strada a piedi, o in bicicletta, svegliandosi giusto 15 minuti prima dell’arrivo (presunto) del treno. La Pendolarissima, che rientra negli abitanti di quel paesello sfortunato che non è sorto lungo la linea ferroviaria, deve svegliarsi un’ora prima dell’arrivo (presunto) del treno per arrivare con l’utilitaria, la migliore amica da sempre, nei pressi della stazione del paesello vicino. Il viaggio verso la meta, che sarà solo una della tappe della giornata, consiste ogni mattina in una fuga rocambolesca contro il tempo, una dozzina di minuti in cui il fosso è sempre troppo vicino alla ruota anteriore destra e, i sorpassi ai trattori, un tentativo di triplo salto mortale.

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La Pendolarissima alla guida la mattina

Nel corso della giornata, ovviamente, tutto ciò avviene ad orari molto romantici (tipo le 6e30 del mattino) e capita spesso che, per costringersi a farlo, la Pendolarissima debba trovare un ottimo motivo che giustifichi la levataccia che non sia l’esame, lo stage o l’incombenza quotidiana. E quindi, la Pendolarissima, si guarda in giro e dal volante della propria utilitaria scopre che dopotutto, soprattutto d’inverno, ci sono ottimi motivi per svegliarsi così presto. Poter guidare a quell’ora della giornata, infatti, dà l’opportunità alla Pendolarissima di veder sempre il sorgere del sole sulla piccola città che le piace tanto, ammirare la campagna, tutta bianca e sommersa dalla brina, mentre si sveglia nella penombra dell’alba. E mentre gioisce delle gioie della natura ecco che la Pendolarissima passa davanti davanti ad un campo e c’è il trattore che lancia letame ovunque, quel letame che farà crescere quel frumento, quel frumento che ha il glutine e la Pendolarissima, celiaca, non può mangiare. Ed è subito realtà, un po’ come quando si arriva al parcheggio della stazione ed ovviamente è pieno e bisogna cercare qualche marciapiede abusivo pronto ad accogliere la propria dolce e inseparabile utilitaria.

Perché poi il vero problema, d’inverno, si presenta al ritorno quando la Pendolarissima, dopo una giornata di fatiche (e cicaleccio estremo), arriva in stazione e l’utilitaria è lì, che l’aspetta, tutta ghiacciata e brinata a causa della furia delle intemperie. E quindi, la Pendolarissima, sale sulla sua povera utilitaria, che nel frattempo è diventata una granita, accende il riscaldamento pensando solo alla cena e alle coperte calde del proprio lettino che l’aspettano a casa. E mentre il vetro appannato, piano piano, torna alle sue antiche origini, la Pendolarissima sceglie la canzone perfetta per tornare a casa, gustandosi in anticipo il momento in cui appoggerà le sue mani gelate sul termosifone ardente.

Ma ecco, c’è nebbia (siamo in Val Padana dopotutto) e quindi bisogna andare a velocità moderata perché il fosso, ahimè, non si vede troppo bene e a questo giro la ruota anteriore destra ci può cascare dentro senza troppe storie. Comunque felice, perché c’è la musica a farle compagnia, la Pendolarissima si avvia verso casa e quando spera di esserci quasi arrivata ecco che compare il maledetto Padano Medio incosciente. Perché, se non lo sapete, il caro Padano Medio dovrebbe custodire un grande segreto nella sua testa, un grandissimo e illuminante segreto che la madre gli ha sussurrato all’orecchio sin dai suoi primi vagiti. Perché, caro Padano Medio, quando la nebbia oscura la tua vista e il tuo cammino non è solo colpa della suddetta nebbia, poveraccia anche lei. È perché forse, caro Padano Medio, hai acceso gli abbaglianti al posto dei fendinebbia. Se tuo padre non te l’ha ben spiegato dopo la tua nascita (ahiahiahi che Padano di brutto esempio), te lo spiega la Pendolarissima che, diciamocelo, non vuole rischiare la morte a causa dei tuoi cavolo di abbaglianti e non vuole, soprattutto, che le entri nella fiancata della sua amata utiliaria con il tuo schifo-suv.

E così, una giornata finisce e la Pendolarissima, sana e salva, arriva a casa. L’avventura quotidiana, con le sue gioie e i suoi dolori, è terminata e spegnendo la luce, la Pendolarissima, pensa a chi probabilmente si è comprato la patente su Ebay o si è esercitato a guidare con la 313 di Topolino. Un giorno, l’utilitaria della Pendolarissima, si vendicherà e insegnerà a tutte le auto del mondo, soprattutto agli schifo-suv, a pigiare i tasti giusti al momento giusto. Amen.

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La Pendolarissima in attesa della vendetta

 

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7 thoughts on “Pendolarissima #3 – Memorie della mia utilitaria triste

  1. Sono riuscito a finire l’articolo nonostante le due immagini in movimento, “assassine” e che hanno minato le mie pupille e le mie coronarie. 😀 Ciò vuol dire che l’articolo è molto bello. 🙂

    • È una prova del nove, serve a capire quanto la comunità abbia bisogno di un’utilitaria pronta a ribellarsi agli schifi – suv. Scherzi a parte, mi fa molto piacere. Le GIF su Crudelia De Mon non le ho potuto veramente evitare, sono io. La mattina, spettinata, che corro nella campagna che profuma di letame. L’aria (poco fresca) tra i capelli.

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