Leggendo #40 – I reportage di viaggio di D. Foster Wallace e Alain de Botton

Tutto cominciò quando per la prima volta incappai in David Foster Wallace e il suo irriverente e delizioso “Una cosa divertente che non farò mai più“. Un incontro esilarante e ironico grazie allo stile cinico, ma beffardo, del bellissimo Wallace (nei miei sogni lui è divino) che si presenta sulla crociera extralusso Nadir senza smoking bensì con una t shirt con disegnato sopra cravattino e gilè. Un’immagine scherzosa ma veritiera di quel giornalista a cui la prestigiosa rivista Harper’s commissionò un reportage sui viaggi 7NC (7 Notti ai Caraibi) e che, più prosaicamente, trasformò un reportage narrativo in un classico dell’umorismo postmoderno, una satira spietata sul divertimento di massa della società americana contemporanea.

Perché, se ancora non l’avete letto, sappiate che tra una risata e l’altra sentirete scorrere nel vostro corpo quel sottile velo di angoscia e ansia tipico del lettore che apre gli occhi sulla propria società e scopre quanto molto sia ancora, e soprattutto, basato sull’apparire. Quasi ce n’eravamo dimenticati, vero? Eppure correva l’anno 1997 ma molto era già percepibile dal comportamento di quei turisti partiti per godersi il meritato “Assolutamente Niente”.

Ma poi arriviamo al 2009 e alla proposta del direttore generale della BAA, l’azienda che gestisce lo scalo londinese di Heathrow, fatta ad Alain de Botton di diventare il primo “scrittore residente” di uno degli aeroporti più importanti del mondo. Ora, con “Una settimana all’aeroporto” io già mi vedevo storie di addii e di ritorni, di abbracci fra le lacrime e di settimane enigmistiche piene di disegnini e scarabocchi. L’opera, invece, pare quasi una brutta copia di “Una cosa divertente che non farò mai più”. Non posso sapere se Alain de Botton abbia letto David Foster Wallace ma l’accostamento è a dir poco inevitabile.

In effetti, non so se de Botton se ne sia accorto ma più che un libro, anche “Una settimana all’aeroporto”, con tutti i suoi scatti rubati qua e là, è un reportage, forse ancora di più di quello di Wallace. A volte cinico, a volte romantico, a volte descrittivo e a volte tecnico, De Botton non riesce a dare al suo lavoro un particolare taglio, una caratteristica che rimanga impressa nel lettore dopo la conclusione dell’opera. È un mix di stereotipi e descrizioni aggrovigliate che lasciano interdetto chi si immaginava idillii e gag fantasiose di questo magico primo “scrittore residente” in aeroporto. Che dire poi dell’introduzione con chiari riferimenti ai depliant di cui Wallace aveva studiato ogni minimo dettaglio sulla Nadir?

Insomma, questo de Botton proprio non ci piace. A lui lasciamo i fantasiosi “L’arte di viaggiare” e il sopraffino “Architettura e felicità” ma vi prego, cari imprenditori, non lasciatelo seduto in una scrivania di qualsiasi luogo pubblico: la passione e l’occhio attento sui minimi particolari e dettagli di uno sguardo, Alain de Botton non lo sa cogliere. Wallace, in compenso, sapeva racchiudere in un’occhiata e in una manciata di righe ciò che gli amici semi – agorafobici pensavano guardando la punta del loro naso. A lui, se solo fosse ancora possibile, il potere di indagare il fascino del Viaggio, dei luoghi delle Partenze e di quelli degli Arrivi.

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11 thoughts on “Leggendo #40 – I reportage di viaggio di D. Foster Wallace e Alain de Botton

  1. D’altra parte, eguagliare DFW, impresa non da poco.
    Ah, “Una cosa divertente…”, il mio primo Wallace. Poi dai lì è stato un tripudio, fra “Infinite Jest” e “La scopa del sistema”, fino alle varie raccolte.
    Molto bella anche la coperta con le pecore, miss Nellie.

    • Anche per te il primo Wallace? Allora è un rito di passaggio! Comunque sì, eguagliarlo è impossibile ma anche solo il tentativo ha scocciato. Magari non è stato voluto ma lo stile impreciso e pacchiano l’ha decisamente fatto pensare.
      La coperta ringrazia, mister Gab! È decisamente da signorina raffinata u.u

      • Sarà il titolo lungo che attira. Che poi, il Wallace, ha uno stile anche piuttosto diverso negli altri lavori, ma quando si è capaci di scrivere, si è capaci di scrivere in qualsiasi stile.
        Quanto a De Botton, non lo conoscevo, ma ne starò alla larga.

      • Di Wallace ho letto solo questo per ora ma sicuramente recupererò! De Botton, invece, ha scritto altre opere decisamente carine (in primis L’arte di Viaggiare).. Non so se a questo giro era ubriaco ma ha fatto un bel casino! Comunque non lo discriminare per questa pecca, prova con quello che ti ho segnato 😉

      • Allora me lo segno. Se poi non rimango soddisfatto, vengo qui a reclamare.
        Lei nel frattempo si legga tutto DFW, mi raccomando.

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