Pendolarissima #1 – C’è chi nasce con tutte le fortune, io no.

Parliamoci chiaro e non fingiamo di non saperlo: c’è chi, volente o nolente, nasce con tutte le fortune. Io, nolente (molto nolente), le fortune le ho dimenticate nella placenta, se mai almeno lì ne abbia avute. Perché nascere in un piccolo paesino di campagna di cinquemila abitanti è una cosa romantica che mi ha aiutato a crescere tra profumi naturali ( a volte fin troppo) e persone genuine (anche qui, a volte fin troppo) ma già all’età di 14 anni tutto è cominciato a starmi un po’ stretto. Stiamo parlando dell’innata passione, e devozione costretta, per i mezzi pubblici che, a partire dagli anni delle superiori, sono diventati i miei migliori amici e compagni di viaggio. Come ogni caro, però, che poi si rivela una grandissima carogna, con lo scorrere del tempo anche i pullman e i treni hanno imparato ad essere poco gentili e sinceri con me, soprattutto quando magari andavo di fretta, quando dopo le superiori ho deciso di andare a studiare all’università (ahimè, sempre più lontana) e, una volta terminati gli studi, quando mi sono lanciata nella fantastica vita da stagista e futura lavoratrice.

La stagista pendolare - Yatuu (yatuu.fr/it)

La stagista pendolare – Yatuu

I mezzi pubblici, spesso e volentieri, hanno accompagnato la mia crescita e, soprattutto, le scelte più importanti della mia vita e, giuro, che non è un’esagerazione. Ero sul pullman delle scuole superiori quando piangevo con il cuore spezzato a causa del mio primo amore, imparando che se non sono rose, quelle fetenti non fioriranno nemmeno dopo chili di letame. Ero in treno quando scelsi di quale ragazzo innamorarmi, quello un po’ burbero ma riservato che non mi avrebbe mai baciato su un treno rischiando di soffocarmi con la sua lingua come quel dannato morettino stava facendo con la biondina seduta davanti a me. (Piccola parentesi nella parentesi: scene di questo tipo, di baci “mozzafiato”, se ne vedono a bizzeffe, soprattutto sulle banchine ferroviarie, quando gli addii spezzano il cuore agli innamorati e fanno venire la nausea a chi passa di lì). Ero in metro quando ho scelto quali persone cancellare su Facebook, dopo aver visto le conseguenze di un fegato malato e corroso dall’alcool.

Le infinite attese - Penelope Bagieu (www.penelope-jolicoeur.com/‎)

Le infinite attese in stazione – Penelope Bagieu

Insomma, anni e anni di pendolarismo estremo mi hanno provata, cambiata e fatta crescere. A questa parte così importante della mia quotidianità, amata e odiata come qualsiasi abitudine, ho deciso di dedicare una piccola parte della mia scrittura per condividere e non soffrire più in solitudine di quelle fortune che io, col senno di poi, fortunatamente non ho avuto. Nascere in una grande città, essere portare a
scuola dal papi con il SUV (perché la mami a ogni giro era una macchina sfondata), andare a scuola in bicicletta per respirare l’aria pura dell’inquinamento per poi ritrovare la stessa senza sella (son dolori) o, peggio, senza ruote. Insomma, a ognuno il suo. Il mio, è una vita da Pendolarissima.

I viaggi in metropolitana – Yatuu

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13 thoughts on “Pendolarissima #1 – C’è chi nasce con tutte le fortune, io no.

  1. Che poi, miss Nellie, sai che dopo tre anni di abbandono dei mezzi (li ho usati per tutte le superiori e per l’università, ora che lavoro sono obbligato a macchina/moto visto che l’ufficio è in un posto abbastanza isolato), dicevo, che dopo te anni di abbandono dei mezzi, io, ecco, ne sento un po’ la mancanza.
    Perché grazie ai mezzi c’è modo di vedere ogni giorno gente nuova, magari perfetti sconosciuti con cui non scambierai mai mezza parola, però fa sempre piacere. Poi un’occhiata di sfuggita a qualche ragazza, una sbirciata nel libro che sta leggendo il tuo vicino, ascoltare “casualmente” i discorsi degli altri, rischiare la vita quando rientri all’una di notte e i tuoi compagni di viaggio sembrano tutto tranne che persone raccomandabili… Insomma, a me non prendere l’autobus tutti i giorni un po’ manca, miss Nellie.
    Anche se poi, oggi, quando mi sveglio in ritardo, ringrazio di poter prendere al volo la moto e arrivare comunque in orario a lavoro.

    • Mister Gabriele, è esattamente questo il punto. Pur ironizzando su tutte le dis – avventure che mi sono capitate (e che spero di scriverne e, nel caso, che spero leggerai) sono fiera e contenta di tutti i miei viaggi che ogni giorno mi regalavano (e regalano tuttora) una piccola sorpresa. Ogni mattina – sempre mattina troppo mattina – mi svegliavo con la consapevolezza che qualcosa mi sarebbe capitato anche quel giorno e quindi beh, avevo più voglia di bardarmi e raggiungere con la mia utilitaria la fredda stazione che mi avrebbe portato alla fermata della metro e quindi poi alla fermata del tram, il quale (se tutto fosse andato al meglio) mi avrebbe portato al posto di lavoro.
      Tutto questo per dire cosa? Che senza tutte queste avventure sono certa che non sarei la persona che sono ora, assolutamente no.

      • La frase “mi svegliavo con la consapevolezza che qualcosa mi sarebbe capitato anche quel giorno” è molto bella, miss Nellie. Attendo le prossime avventure.

      • Mi fa molto piacere! È un po’ il mio modo di trovare il lato positivo in ogni circostanza! Non ti farò aspettare molto, promesso 🙂

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