Leggendo #37 – La mia versione di Barney

Scesi a Montreal West, e rimasi sulla banchina barcollando, mentre il treno usciva dalla stazione in una nuvola di vapore. E fu in quel momento, ma tu pensa, che Miriam si sporse dal finestrino per salutarmi, e giuro che sorrideva. Mi si aprì il cuore.

Non potevo aprire le danze se non in questo modo. Non potevo non mettere le mani avanti e dire che sì, La Versione di Barney di Mordecai Richler mi è piaciuto perché oltre all’ironia ebraica, oltre al linguaggio volgare nel momento giusto, oltre al francese e allo yiddish, sono questi sprazzi di poesia e di puro amore che rendono la storia di Barney avvincente, vera e sentita come non mai. Il cuore, caro Barney, me l’hai aperto tu quando hai rincorso Miriam in stazione e sei salito sul treno con lei, senza pensarci, senza timori, senza tutti i Se che ognuno di noi si porta sempre dietro. Perché la tua storia, Barney, di Se non ne ha: tu hai dato la tua versione, come ognuno ha la propria. La verità, quella Verità, chissà se poi esiste davvero. Ma stiamo andando troppo di fretta, meglio fare un passo indietro.

Perché La versione di Barney, va detto, è uno di quei libri che piacciono tantissimo o non piacciono per nulla. È uno di quei romanzi che devi prendere in un certo modo, con una certa predisposizione e che non puoi pretendere di accantonare come una cosa qualunque. Devi fare un bel respiro per poi iniziare la lettura, con calma, devi prendere le varie divagazioni, i vari fatti, i vari Presenti intrecciati ai Passati e poi piano piano devi ricostruire tutto, come in un puzzle. Ci vuole tanta pazienza, diciamocelo, ma più il quadro completo si crea nella propria mente più la lettura diventa frenetica e più gli occhi non si vogliono più staccare dal libro. Perché anche se lo fai, se ti allontani da Barney, la tua mente torna lì: prima a Parigi e poi a Montreal ma sempre lì, a cercare di captare la Realtà tra la finzione.

Perché diciamocelo: un libro che parte con un’accusa, facendola seguire poi da una confessione e una colpa, è già di per sé un azzardo. Il lettore, sin dalla prima pagina, capisce di doversi concentrare su ogni piccolo dettaglio per captare ogni piccola sfumatura della storia di Barney. Perché lo scandalo annunciato nel primo capitolo verrà trascinato poi per tutta l’autobiografia del protagonista lasciando il lettore in un precario equilibrio: colpevole o non colpevole? E Barney non ci lascia speranza: ci abbindola, ci confessa ogni sua bugia, ogni sua marachella, ogni sbronza e ogni momento di rabbia ma ci racconta anche il suo cuore, ce lo serve su un piatto d’argento dicendo: è qui, è tutto quello che ho.

C’è stato un tempo in cui osavo sognare che Miriam e io, superati i novanta, saremmo spirati insieme, come Filemone e Bauci. E allora un munifico Zeus, con un lieve tocco del caduceo, ci avrebbe trasformato in due alberi vicini, coi rami che si sfiorano d’inverno, le foglie che si intrecciano a primavera.

Perché a volte la Verità può essere celata dalle Parole, dalle battute, dall’ironia, dalla consapevolezza che un Passato ha scolpito il cuore di una persona in un determinato modo e la mente in un altro ancora. Ma se questa persona si sa aprire, si sa raccontare, è forse così sbagliato crederle? Barney ci racconta tutto quello che ha trascorso. Gli anni e la vita hanno cambiato alcuni Ricordi ma dopotutto è forse un reato voler tramutarsi per potersi donare ad un’altra vita? È forse sbagliato scegliere una parte per non rimanere nel dubbio? È scorretto preferire la Certezza piuttosto che continuare a rimanere nel dubbio? Prendere una posizione vi fa davvero così paura?

È questo quello che ho amato nella scrittura di Mordecai Richler: la schiettezza, i nodi della trama che si districano nella mente e che ci portano a scegliere. Forse chi non ha amato questo libro non ha apprezzato l’idea di essere stato preso in giro, forse non ha voluto scegliere e l’ha portato a evadere. O forse, più semplicemente, non si è voluto gettare e quindi fidare di Barney. Peccato, ogni lasciata è persa. Ma qui, lasciatevelo dire, vi perdete un mondo colorato, dalle infinite tonalità, dalla risata sana alle atmosfere dei caffè parigini fino ai pub canadesi che trasudano alcol e cattive abitudini. La versione di Barney è multi – genere, multi – disciplinare, multi – tattile. Una sfida che dovete decidere se accettare per poi giocarla a mani nude per farlo così entrare nel proprio animo, fin dentro al cuore. E di cuore, caro Barney, ne hai avuto tantissimo.

E all’improvviso provai una specie di strana sofferenza, o meglio, di strana gioia. Era come se il ghiaccio che mi ricopriva il cuore si stesse spaccando; l’inizio del disgelo, una cosa così.

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