Leggendo #35 – L’Arte dei Microcosmi

Vi ricordate Carnage? Il film di Roman Polanski che vi ha tenuto ancorati alla soglia di casa Longstreet? Forse in pochi sanno che la pellicola è basata su un’opera teatrale di Yasmina RezaIl Dio del Massacro, scritta dalla drammaturga francese nel 2007. Se (purtroppo) non ho potuto leggere l’opera prima di vedermi la trasposizione cinematografica (in qualsiasi caso a dir poco divina), pochi giorni fa ho recuperato la mia prima opera di Yasmina Reza e, con immenso piacere, ho letto una pièce teatrale che, per la prima volta, non mi ha fatto perdere tra i nomi dei personaggi con dialoghi lenti e pacchiani. Insomma, la mia prima Yasmina Reza e la mia prima opera teatrale li ho trovati in un divino “Arte”, talmente apprezzato che fatico a trovare le parole per descriverlo. E a distanza di giorni ho ancora ben impresso nella mente il battibecco tra Serge, Marc e Yvan, i loro problemi e i loro intoppi tanto che mi è difficile, diciamocelo, riuscire a parlarne chiaramente senza pensare a quel quadro, quell’Antrios, che tanto ha fatto parlare e discutere. Sarò breve, quindi, solo poche impressioni che, a modo loro, hanno però lasciato un segno indelebile che mi porteranno a cercare tutti i migliori capolavori di Yasmina Reza, quale dolce scoperta.

Tre amici. Tre animi diversi con tre professioni, e opinioni, diverse: un dermatologo, che studia l’uomo e l’arte contemporanea; un ingegnere, che studia la macchina e l’arte moderna; un rappresentante di cartoleria che, sostanzialmente, non studia e non sa scegliere. E poi un quadro, un “Antrios“, un quadro bianco con righe bianche. O colorate, dipende dalla luce. E poi si comincia. Perché insomma, “Arte” sono 51 pagine divine che raccontano in realtà tre piccoli mondi che si intrecciano e si perdono per ricostruire un’amicizia destinata a perdersi con lo scorrere del tempo. Un battibecco esilarante e incalzante, quindi, che lascia con il fiato sospeso e immerge il lettore fino al midollo. Perché questi tre microcosmi, inesorabilmente, si collidono e si auto distruggono. Perché non è solo un quadro ma è l’eterno scontro tra moderno e contemporaneo che cresce e va a toccare tutte le sfumature dell’animo umano. Perché, inevitabilmente, le persone cambiano e il più delle volte sono le persone che stanno loro intorno a influenzarle maggiormente e renderle ciò che saranno. Chapeau.

Serge, un mio vecchio amico, ha comprato un quadro. Una tela di un metro e sessanta, per uno e venti circa. Rappresenta un uomo che attraversa uno spazio e poi scompare.

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7 thoughts on “Leggendo #35 – L’Arte dei Microcosmi

      • Anche io non sono molto di teatro, cioè, non mi piace leggerne soprattutto se ci sono molti personaggi.. Dopo un poco mi perdo via per ricordarmi chi stava parlando ahah invece questi, che poi hanno anche pochi protagonisti, sono facili da seguire! O almeno, immagino che anche Il Dio Del Massacro sarà così!! 🙂

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