Leggendo #26 – Non fermarsi mai Camminando

Da cosa si giudica un libro? […] davvero troppi libri odorano dell’aria greve delle sale di lettura o degli studi. Stanze prive di luce, poco aerate. L’aria circola male tra gli scaffali e si carica di muffa, della lenta decomposizione della carta, dell’alterazione chimica del’inchiostro. Lì l’aria è carica di miasmi. Altri libri odorano d’aria viva: l’aria viva dall’esterno, il vento delle alte montagne, tanto il soffio gelido delle vette che schiaffeggia il corpo, quanto, al mattino, l’aria fresca dei sentieri del Sud bordati di pini, attraversati dai profumi. Questi libri respirano. Non sono sovraccarichi, saturi di morta, vana erudizione.

È con questa citazione che vorrei cominciare a parlare di “Andare a piedi. Filosofia del camminare” di Fédéric Gros. È questa la citazione che ho scelto perché ci fa entrare dritti nell’argomento e perché forse mi ricorda un fatto accaduto realmente nella mia piccola esperienza di camminatrice: quando una volta, passeggiando per il Gavia, incontrai un piccolo libro di poesie, più precisamente haiku giapponesi, letteralmente incatenato ad un tavolo. Rimasi allibita. Chi aveva deciso di abbandonarlo lì? Cosa si aspettava? Voleva convincere il passeggiatore a fare una pausa? Per far riposare il corpo ma permettere alla mente di continuare il suo cammino? Non lo saprò mai ma quale dolce e bella sorpresa per me. Perché camminare è anche questo: sorpresa. Chissà cosa ne avrebbe pensato Gros..

Pagine sotto il ghiacciaio

Camminare non è uno sport, il filosofo francese subito lo specifica ed apre così il suo saggio. Camminare è tante cose insieme e a volte nessuna: per poterlo spiegare e approfondire Gros sceglie di parlare di alcuni dei più grandi filosofi della storia che hanno incluso nel loro pensiero, in modo diretto o indiretto, l’arte del camminare. Un buon camminatore senza dubbio era Nietzsche: nella sua difficile vita, fatta anche di problemi di salute, il camminare è sempre stato uno dei suoi punti fissi, addirittura una necessità. Camminare è innalzarsi, inerpicarsi sulle montagne, per il filosofo tedesco assolutamente un elemento fondamentale per creare le sue opere. Il primo filosofo a scrivere un saggio sull’arte del cammino è stato il notissimo Thoreau: per lui la vita nei boschi non era tanto un fondersi con la natura o una ricerca dell’ispirazione ma uno stato naturale di cui l’uomo ha bisogno per vivere, per il suo beneficio. Perché come spiega, beneficio è molto diverso da profitto: non è un guadagno ma un arricchire se stessi di frutti che curano l’animo, non il corpo (come non pensare a Into The Wild?!) E poi andrebbero citati Rimbaud e il suo cammino come fuga, un partire per lasciare tutto alle spalle spinti da una rabbia interiore che solo l’adolescenza sa conoscere e vivere; Rousseau e la sua voglia di cercare  l’uomo naturale, quello primitivo non influenzato dalla cultura e dall’uomo sociale; Kant e la sua fissa della passeggiata pomeridiana di un’ora, un’ora soltanto ma tutti i giorni.

Sono tanti i pensieri filosofici che Gros tocca e spiega, sono molto belle le pagine dedicate ai filosofi e alle loro vite perché sono proprio quelle che riflettono il loro pensiero attraverso la passione per l’esterno e le passeggiate senza appesantire le pagine con nozioni che renderebbero difficile la lettura a chi non conosce la filosofia. Ogni capitolo dedicato a una personalità è intervallato da nozioni e caratteristiche speciali che Gros accosta al cammino: il diverso rapporto tra libertà e cammino, l’importanza della solitudine (o solitudine condivisa), la concezione di cammino per i pellegrini, il cammino di chi abitava nelle metropoli dell’Ottocento e vedeva la città diventare la loro montagna da scalare.

Per essere un saggio, “Andare a piedi” è decisamente molto scorrevole e piacevole nella lettura anche se molto probabilmente le nozioni filosofiche di Gros sarebbero potute terminare qualche capitolo prima: per chi ama passeggiare e quindi si appresta a leggere questo libro sa benissimo che camminare è la pausa perfetta dalla vita frenetica di città, sa benissimo quanto sia importante scegliere uno zaino dalla giusta dimensione per poi riempirlo dello stretto necessario, tutto ciò che in pochi giorni possa essere utile. Vi sono molte ripetizioni nel saggio di Gros ma se ho scelto di parlarne è perché molto spesso certe cose le si danno per scontate e veramente non si riescono ad apprezzare le piccole cose. Gros invece l’ha fatto. La citazione che apre la recensione è stata scelta perché i veri scrittori sanno far capire al loro lettore quando i loro libri sono stati scritti al chiuso oppure all’aperto, quando il libro è un insieme di ricerche, di studi particolareggiati e infiniti o quando semplicemente è frutto di un pensiero nato da un nonnulla che l’autore ha saputo ben sviluppare e far crescere. Quanti di voi ci avevano mai pensato? O implicitamente l’ha pensato ma mai detto apertamente? E questo è solo uno dei piccoli esempi, accortezze da identificare e ricercare tra le parole che solo l’animo del lettore, più sensibile o meno, potrebbe identificare.

Edito da Garzanti, questo saggio sa essere anche bello da vedere, oltre che da leggere. La sovracoperta è tutto un mix di colori e sentieri che al loro interno elencano le opere e le caratteristiche dei filosofi di cui Gros tratterà all’interno dell’opera. È un opera sicuramente nata dal piacere personale dell’autore e da prendere come ci viene presentata: a punti e piccole dosi, per apprezzare e scovare in noi il nostro istinto e la nostra voglia di scoprire.

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4 thoughts on “Leggendo #26 – Non fermarsi mai Camminando

  1. Clap clap clap…sei un’autentica imbonitrice! Come si fa adesso a resistere alla tentazione di leggere questo libro e camminare insieme a lui?

    • Grazie mille! 🙂 Sarà che non ho studiato filosofia alle superiori e ho cercato di mio all’università di colmare la lacuna ma quando trovo un saggio che ne parla in modo così semplice non riesco a resistere! Poi il tema principale è molto ma molto bello!

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