Orange is the new Black (o la nuova ossessione)

Conoscete quei momenti in cui vi date anima e corpo in una serie televisiva perché non potete fare a meno di chiedervi come potrebbe andare avanti, quali personaggi son i buoni e quali i cattivi, quale la verità e quale la menzogna? E conoscete quei momenti in cui la serie televisiva finisce e vi ritrovate a dover aspettare la prossima stagione pregando in ogni modo che arrivi al più presto? Ecco, io mi ritrovo in quel tunnel. E il tunnel si chiama Orange is the New Black.

Pubblicata dal servizio statunitense di streaming Netflix, Orange is the New Black è la serie televisiva che alla prima occhiata potrebbe sembrare la classica serie i cui pieni voti potrebbero essere ricevuti solo da un pubblico maschile: un carcere federale femminile, la violenza che vi si nasconde (psicologica ma non solo), le spudorate esperienze sessuali che vi nascono, il tutto senza censure e con un linguaggio a volte fortemente volgare, non proprio adatte alle soavi voci delle belle fanciulle. Eppure c’è tanto dietro a quei volti e ai motivi per cui si trovano nel penitenziario di Litchfield (NY): ci sono amori e passioni sfrenate, ci sono problemi di famiglia e tante scelte sbagliate causate da paura e da infanzie non vissute, ci sono cambiamenti ma soprattutto c’è la forza di affrontare se stesse. Perché dopotutto nel penitenziario ci si ritrova soli e forse il vero nemico non è che nella nostra testa, nel dover affrontare ogni giorno la conseguenza di un errore passato.

Ogni episodio presenta dei flashback in cui vengono approfonditi i personaggi più importanti, seguendo una linea a volte non puramente casuale e senza abbandonare mai, ovviamente, le avventure (o disavventure) di Piper Chapman, la protagonista della serie. Da promessa sposa, a distanza di anni dal misfatto, la protagonista si ritrova a Litchfield condannata a quindici mesi per aver trasportato una valigia contente denaro sporco, ciò per conto di Alex Vause, una trafficante di droga internazionale e un tempo amante di Chapman. È inevitabile non citare e non apprezzare lo sviluppo del personaggio che cresce e cambia e si evolve nel corso della stagione tanto da riuscire ad affrontare situazioni che mai si sarebbe immaginata.

Il cast è veramente vario e propone nomi come Taylor Schilling, Laura Prepon e un impensabile Jason Biggs e l’opening di Regina Spektor non poteva che essere perfetto come la sua voce. Che altro aggiungere? Speriamo che l’ideatrice Jenji Kohan, famosa per  essere l’autrice della serie televisiva Weeds, sia fedele alla prima stagione e ci porti presto ad una seconda, sperando in un spettacolare seguito. Perché ci sarà un seguito, ovviamente!

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