Leggendo #15 – Inebriarsi con Joanne Harris

È in questa estate che non vuole arrivare che mi sono ritrovata con l’ultimo romanzo della Harris fra le mani: “Il Giardino delle Pesche e delle Rose“, o ancora meglio, in lingua originale “Peaches for Monsieur le Curé”.

Sfogliarlo è come mangiare un dolce che si mangiava da bambini e che poi si è smesso di fare senza apparente motivo: a distanza di anni ogni morso è una miriade di profumi accompagnati da ricordi, visioni che ricordano Casa, innocenza, tempi felici, un po’ come Proust con la sua madeleine. Ogni morso è una malinconia quasi palpabile, e lo sentiamo sin dalle prime pagine in cui Vianne si perde nel passato ricordando la sua dolce amica Armande, tornata nella sua vita con una lettera nonostante la sua morte. Otto anni, son passati otto anni eppure il vento non tradisce: la sta chiamando, è tempo di tornare da dove se ne era andata. È ancora tempo per Lansquenet.

La delicatezza e la poesia della Harris ci riprendono quindi per mano e ci trascinano tra i suoi personaggi più indimenticabili, un ritorno al passato per cambiare il presente e aspirare a un futuro migliore. Il cibo è ancora metafora di unione: sono gli aromi, i profumi, i sapori a legare le persone, a identificarle e metterle a confronto nonostante le differenze culturali e religiose. Nel nuovo romanzo della Harris è la cultura araba a essere messa nel mirino degli abitanti del piccolo villaggio sulla Tannes: tolleranza e tradizioni si confrontano, in un mix tutto nuovo che non perde però l’usanza di indagare negli animi umani e cercare di svelarne i più reconditi segreti. L’importanza viene sempre data all’identità di ogni singola persona, cercando di non badare mai a come la gente guarda, giudica e indica: Vianne Rocher è sempre andata oltre a tutto ciò e di certo continuerà a farlo, soprattutto a Lansquenet.

Ci sono persone che passano la vita intera sedute in attesa di un treno, per poi scoprire di non essere arrivate neanche alla stazione.

Ed è così: le parole scivolano via insieme alle pagine e il profumo delle pesche è talmente inebriante che ci pare di sentirlo anche qui, in una stanza chiusa, dove l’unica cosa in comune con Lansquenet è il vento che soffia: lì tra gli alberi sulla riva della Tannes, qui contro il vetro della finestra, come se cercasse disperatamente di entrare e arrivare fino in fondo al cuore. Se il vento non ci riesce, la Harris sicuramente colpisce ancora. E sempre di più.

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8 thoughts on “Leggendo #15 – Inebriarsi con Joanne Harris

    • Ti consiglierei di partire da Chocolat, questo libro è uno dei seguiti! Di mezzo ci sarebbe “Le Scarpe Rosse” ma io l’ho scoperto solo dopo aver iniziato questo ma non ha assolutamente compromesso la lettura, anzi, mi ha fatto venir voglia di leggere pure quello!

      Parli di Reverte e “Il Club Dumas”? A me è piaciuto moltissimo, un giallo sui libri non può non piacere ad un lettore e la prosa di Reverte è trascinante tanto che l’immedesimazione è fortissima! Poi nel romanzo ci sono anche delle riproduzione di tavole che il protagonista deve consultare e quindi anche tu puoi farlo e giocare all’investigatore.. Insomma, per me merita 🙂

    • Ahaahah! A parer mio hai fatto benissimo! Fammi sapere come lo troverai!! Comunque se ti interessa c’è anche la trasposizione cinematografica del Club Dumas: si intitola “La nona porta” e se non ricordo male è diretto niente meno che da Polanski ma purtroppo secondo me non rende a pieno la bellezza del libro (come purtroppo e ovviamente capita spesso).. il protagonista però è interpretato da Johnny Depp e leggendo il libro sono sicura che te lo immaginerai benissimo in quella parte! 🙂

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