Leggendo #9 – Quotidianità particolare in Delisle

Rimaniamo un po’ storditi nel chiudere l’ultima pagina di “Cronache di Gerusalemme” di Guy Delisle. Sin dall’inizio ci troviamo forse un po’ stupiti dalla decisione di Guy di seguire la moglie a Gerusalemme, di portare con sé i propri figlioletti sapendo di doverci restare per un anno intero: ancora non sappiamo che è pronto per diventare il nostro osservatore, un vero osservatore.

Delisle non critica mai, viaggia ma non giudica mai: ci prende per mano e  ci trascina per le vie di Gerusalemme est e Gerusalemme ovest mettendoci alla conoscenza di coloni e locali, di religioni e usanze, di usi e costumi e lo fa semplicemente descrivendoci come lui ne viene a conoscenza. Per noi diventa un viaggio nel viaggio che sfocia nell’ironia causata dall’ingenuità dell’autore che ci lascia nelle nostre risate che sotto sotto ci permettono di meglio comprendere la complessità della situazione politica della città, di Israele, della Cisgiordania.. di tutte quelle realtà che spesso, purtroppo, non sappiamo gestire e capire. Le sue vignette sono color sabbia del deserto che circonda la città e sono blu notte quando le cose si fanno più difficili, quando dormire non sempre è così facile: profonde e meravigliose le diverse vignette rappresentati il muro che divide la città e magnifiche quelle con il nostro Guy immedesimato nel paesaggio e pronto a coglierne ogni minimo dettaglio, come le sue tavole ci permettono di notare.

È la vita quotidiana di un mammo, di un casalingo, di un fumettista, di un viaggiatore che ogni giorno si ritrova a confrontarsi con Frontiere, sia fisiche che culturali. E l’anno a cavallo tra il 2008 e il 2009, l’anno che lui passa nella Gerusalemme diventano bagagli da imbarcare per poi riprendere l’aereo e tornare a casa. E anche noi chiudiamo l’ultima pagina, prendiamo il nostro aereo e pensiamo a quanto poco ci rendiamo conto che i conflitti politici non sono solo dichiarazioni di guerra o accordi da stabilire: sono vite quotidiane che ogni giorno cercano di affrontare il presente, sperando di non dover pensare troppo al futuro.

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